RIAD CASA LALLA, LA TABLE
DOVE: MARRAKECH (MAROCCO)
QUANDO: META’ 2009

Casa Lalla è un elegante riad di Marrakech, posto quasi al termine di un vicolo contorto e senza uscita. Ho passato qui alcune notti, attratto soprattutto dalla fama del suo ristorante, La Table. Una formula semplice e affascinante: alle 20.00 in punto chi ha riservato si presenta nel grande patio (o in terrazza, quando fa caldo), si siede al proprio tavolo e aspetta di essere servito. Il menù è ispirato al mercato.
Qui, a Casa Lalla (che significa “signora”) ha vissuto da chef-proprietario l’inglese Richard Neat (varie stelle Michelin appuntate sul petto), creatore della formula del menù fisso selon le marché – non originale, ma interessante se collocata nel contesto dei suk marocchini. Poi, da inquieto globetrotter qual è (o da acuto businnesman), ad un certo punto si è stufato, ha venduto e ha cambiato orizzonti (Costa Rica).
E Casa Lalla?
Casa Lalla è stata comprata da Pierre-Olivier Chapal e da sua moglia Annabel. Francesi del Sud, ristoratori, oggi anche albergatori. La formula di Neat è stata mantenuta (“cavallo che vince…”), ma l’anima francese si è impossessata del luogo – in profondità. “E allora andiamo, tu ed io…”
La sala è apparecchiata con sobrietà. Candele e lanterne poggiate a terra, la grande Jacuzzi incassata in una nicchia del muro rischiara l’ambiente, il camino acceso (ad aprile, la sera, fa piacere) e la meravigliosa libreria in muratura colma di volumi. In sala siamo in pochi – fa parte del gioco.
Olivier, camicia bianca alla koreana, jeans, sandali di pelle e capelli lunghi tirati indietro, ci saluta e ci fa accomodare. Prima di servire, un aperitivo sui divani: Pastisse, ça va sans dire.
Poi di nuovo a tavola – in ferro battuto, così come le non comode sedie. Inizia la cena.
Come primo piatto, un Carpaccio di tonno crudo con peperoni all’aceto, lamelle di finocchio, foglie di dragoncello e olio al limone. A latere, una criptica bava di aceto balsamico (perché?, per come?… boh!)

Nel complesso è un antipasto fresco, semplice. Forse banale. Ma (e qui l’avversativa si fa indispensabile), inaccostabile al vino consigliato: Medaillon Rouge 2007, un Cabernet Sauvignon della zona di Meknes, completamente in riduzione, dai tannini sabbiosi e amarognoli (figurarsi con il limone).
Spazzolato in sei-morsi-sei il tonno (pallido), arriva il secondo piatto: Salmone in crosta con mantecato ai carciofi e uova di salmone. Non proprio a Km 0, ma succoso: la sfoglia accartocciata a caramella attorno al trancio è croccante, il salmone profuma di fresco. La quenelle di carciofi mantecati è cremosa e saporita, con la nota amara ben in equilibrio rispetto alla grassezza del pesce e delle sue uova. Dommage per l’insulsa salsa arancione che sottende il tutto, acida e analoga ad una tartara (nel senso della salsa) di bassa qualità. Fa il paio con l’aceto balsamico di prima quanto ad enigmaticità.
Il piatto forte è il Confit de Canard. Caramellato fuori, al rosa dentro, adagiato sulla sua stessa salsa – ingentilita dal miele – e sormontato da un ciuffo di cipolle confit. Ri-finisce la portata un puré di sedano ben rinfrescante. Una portata gustosa e finalmente accettabile col vino (che intanto si è aperto, ma di uno spiraglio appena). Eppure ancora una volta: perché tutto ciò qui, a Marrakech?

Infine il dessert. Un bicchiere con Sorbetto al melone verde e coulis di fragole e un ventaglio che è in realtà un Carpaccio di ananas con sciroppo leggero al cerfoglio. Entrambi (inshallah) stagionali, parlanti lingua locale e (soprattutto) leggeri. Piccoli assaggi digestivi che si curano di mantenere intatto il sapore della materia prima e abbandonano – come nel caso dell’entrée - il vizio transalpino del burro. Niente di che. Ma un niente estremamente piacevole.

Scenetta finale.
Io: “Pierre, vorrei un Negroni, il bicchiere della staffa prima si salire in camera”
Pierre: “Negroni? c’est quoi?”
E giù a spiegare (un po’ stupito, ma anche rassegnato) della parte di Gin, di quella di Vermouth rosso e di quella di Bitter. Pierre mi guarda e ascolta attento. Poi sparisce in cucina e dopo un baleno torna con un bicchiere (alto, non un tumbler) pieno di liquido rosso brillante e grandi cubi di ghiaccio: il miglior Negroni bevuto negli ultimi anni! Sarà la fortuna del principiante, sarà un bluff alla francese… grazie a quell’ottima versione maison del cocktail fiorentino, ho dormito sogni tranquilli e sereni.
Conclusioni: una cena internazionale di qualità media/mediocre, vissuta in una cornice splendida. Un cuoco un po’ guascone (nel senso metaforico), che gestisce un risto-riad elegante. Uno dei Best Restaurants of Maroc (come non mancano di farti capire tramite bollini, cartoline e guide cartace lasciate ovunque) a pochi passi da Jemaa El Fna, eppure ad anni luce dagli odori intensi della piazza. Probabilmente una grande occasione sprecata. Resa antipatica dal conto finale: 1500 Dhiram, 135€ (in due) per cena e boissons. Anche il Negroni mi ha fatto pagare. Troppo.
Stranamente, o magicamente, una cena in cui potresti essere ovunque. Sino a quando non alzi gli occhi e ti accorgi che no, sei a Marrakech, lì e solo lì.
Voto: 6/10 (diventano 8 guardandosi attorno)
Contatti:
Riad Casa Lalla e Ristorante La Table
Riad Zitoun Lakdime 16 Derb Jamaa, Marrakech Medina
Tel. 00 212 (0)5 24 42 97 57 – Fax : 00 212 (0)5 24 42 97 59
www.casalalla.com
contact@casalalla.com