MANJAR DOS DEUSES

DOVE: MAPUTO (MOZAMBICO)

QUANDO: META’ 2007

In una città in cui convivono senza la minima increspatura il museo della rivoluzione, l’architettura marxista, il kalashnikov che sventola sulla bandiera nazionale, le banche di affari, gli uffici delle multinazionali, le auto di grande cilindrata che viaggiano sonnacchiose lungo i lunghi viali, le spiaggie candide di un Ocenao Indiano qui placido e i docks commerciali, trovare un locale dove cenare e “carpire” lo spirito del luogo non è facile.

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Il Manjar dos Deuses, piacevole ristorante dalla parti delle spiagge (ma ancora affacciato sulla maestosa Avenida Julius Nyerere), ci prova.

Riuscendoci a tratti.

Arriviamo a piedi – io e la mia fidanzata (ce ne andremo poi in Taxi, per un’inutile precauzione). Il Manjar dos Deuses (ovviamente, “Il Cibo degli Dei”) è al piano terra di una casa con un’ampia veranda affacciata sulla strada. Fa caldo, il premuroso cameriere ci consiglia un tavolo all’aperto. Apriamo il menù scoraggiati: ci aspettiamo la solita cucina internazionale, poche cose e sempre identiche.

Sorpresa. Non solo sono molti i piatti proposti, ma quasi tutti hanno nomi sconosciuti e traduzioni allettanti (molta manioca e frutta, tanti crostacei diversi, agnello e pollo in pili-pili e via così). Inizia la salivazione. Che giunge al culmine quando scopriamo che in carta ci sono vini australiani e neozelandesi a prezzi irrisori. Come un Sauvignon Cloudy Bay 2004 a soli 16€.

Ordiniamo, rapiti dalla sindrome del colonialista, il piatto più caro. E attendiamo che tutto si compia.

Dopo pochi minuti il cameriere, con precisione scolastica, inizia l’allestimento della tavola. Prima le salse (maionese, rosa, tartara… tutte confezionate), poi spicchi di lime, peperoncini, sale e pepe. Quindi un vassoietto con spesse fette di ananas e di papaya, il cesto col pane, l’acqua e il vino (nel secchiello). Ancora: un grande vassoio con platano fritto e riso bollito. Seguono quattro piatti (due per ciascuno), il primo colmo di mazzancolle sgusciate, il secondo di gamberi. Un cumulo ordinato di crostacei grigi e rosa: 15 per ciascun piatto (fanno 60 crostacei in tutto). Infine un bracere, pieno di carboni incandescenti.

Il cameriere ci guarda, sorride, indica con le lunge dita il tavolo imbandito e ci augura buon appetito. Obrigado.

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Così inizia il bel gioco del “fai da te”. Cuoci la mazzancolla, caramella l’ananas, prova il crostaceo crudo con il sale, usa la papaya fresca e il gambero arrosato dal calore. Di più, di meno, metà e metà… le operazioni iniziano concitate. Poi frenano per acquisire il ritmo lento del continente. Non capita spesso di fare una scorpacciata di crostacei freschissimi, bevendo un vino piacevole. Quindi calma. Piano. Pianissimo.

Il risultato è una combinatoria di soluzione disparate, molte delle quali succulente. Ad oggi, non saprei dire se sia stata più azzeccata la spalla acida dell’ananas assieme alla viscosa grassezza della mazzancolla cruda o la dolcezza calda della papaya matura in sostegno di una polpa di gambero appena arricciata dal fuoco. Assaggiare, gustare, questo è tutto. Sino a che il cibo non sia terminato e solo una montagnola di carapaci “succhiati” non resti sul tavolo.

Conclusioni: forse non proprio il cibo degli dei, ma sicuramente un ristorante dove poter assaggiare una delle glorie del Mozambico, i suoi crostacei. E, per di pù, in un ambiente sereno e pulito, nient’affatto affettato, formale o ovattato rispetto alla città che lo circonda. Anzi: affacciato sul viale, vivace e chiassoso sino al tramonto, malinconico subito dopo.

Una cucina ingenua ma (perciò) capace di strappare più di un sorriso. Non “la” scelta, ma sicuramente una delle più godibili. Per un conto finale di 2100 Meticais. Circa 60€. Una piccola fortuna per il Mozambico. Eppure Semel in anno…

Lì e solo lì, a Maputo.

Voto: 7/10

Contatti:

Manjar dos Deuses, Av. Julius Nyerere, Maputo

Phone: 00258 21 496834


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